|
|
|
 |
|
Zazen (letteralmente "meditazione
seduta") è il ritorno al "qui e ora", la condizione normale
del corpo e della mente, cioè la forma adulta della nostra
vita.
Rimanendo immobili e in silenzio, seduti nella postura
giusta (cioè stabile, eretta e priva di tensioni), si
genera una respirazione calma, regolare, profonda e
completa. Sorge così spontaneamente un corretto stato
mentale: benevolo, quieto, aperto, presente, concentrato,
separato dai contenuti del pensiero, libero dai giudizi
e dalle elaborazioni concettuali.
Non bisogna sforzarsi di fare o non fare: basta sedere
e non fare nulla.
Zazen non ha alcun fine da raggiungere: è solo un mezzo
per trovare consapevolezza.
La posizione:
Il luogo in cui si pratica deve essere silenzioso e
tranquillo. Sciogliere nodi e cinture e indossare abiti
comodi. Sedersi a terra, poggiando parzialmente i glutei
su un cuscino (lo "zafu") alto circa 20 cm.
Le gambe sono incrociate, un piede appoggiato sulla
coscia opposta verso l'inguine e con la pianta rivolta
verso l'alto ("mezzo loto"). La zona lombare
è leggermente spinta in avanti così che le ginocchia
poggino sul pavimento. Il ventre è rilassato.
Raddrizzare la schiena, abbassare le spalle all'indietro
(per aprire il torace).
Il mento è leggermente rientrato, alzando posteriormente
la nuca, in modo da allungare la colonna vertebrale.
Distendere la mandibola. La bocca è chiusa, senza tensioni,
la lingua va sul palato superiore (la punta sfiora la
radice degli incisivi superiori). Accertarsi che le
orecchie siano sullo stesso piano delle spalle e che
il naso si trovi sulla verticale dell'ombellico. Con
gli occhi aperti, fissare lo sguardo sul suolo a un
metro circa.
Mani in grembo, con i palmi verso l'alto, la destra
regge la sinistra, i pollici sono distesi e si sfiorano
alle estremità.
Assunta la posizione, respirare profondamente con il
naso per quattro o cinque volte. Oscillare il busto
a destra e a sinistra, ritornando dolcemente nella posizione
verticale. Quindi, non muoversi più (l'immobilità è
molto importante).
Osservare il respiro e osservarsi respirare. Seguire
il percorso dell'aria che entra: dal contatto con le
narici, al palato, nella gola, nel petto e poi in senso
contrario. Rendere il respiro più lento, ampio e profondo.
La postura diventa man mano più forte e stabile.
È importante sapere che ognuno deve adattare a suo
modo, gradualmente, la posizione. Occorre evitare di
forzare le resistenze del nostro corpo, ma prenderne
nota, senza giudicarle o rifiutarle.
Spesso si ha la sensazione di doversi muovere: bisogna
prenderne atto, osservare senza combattere, come se
fosse la reazione di un altro.
Nel tempo, attraverso la pratica, le rigidità si scioglieranno
e la posizione migliorerà.
Il pensiero:
Distrarsi è normale ed è sufficiente accorgersi della
distrazione. Cioè, rendersi conto che la mente se ne
va e richiamarla sul compito: respirare e tenere la
posizione. È possibile farlo ripercorrendo tutti i punti
del corpo, controllando che siano nella posizione giusta,
e portare l'attenzione sul respiro.
Presto si impara che se non lo si alimenta, identificandocisi,
il pensiero svanisce. Pian piano si arriva a essere
"distaccati osservatori" del flusso dei pensiero: come
si osserva l'acqua di un fiume che scorre o il volo
di un uccello nel cielo.
|
|
 |
|
|
|
|
|
Soltanto la scuola Rinzai, nella tradizione zen, utilizza
la tecnica dei Koan insieme alla pratica di zazen.
Si tratta di brevi paradossi posti in forma di domanda,
affermazione o dialogo.
L'allievo è tenuto a rispondere verbalmente o
con un'azione. Può gridare, rappresentare, sussurrare.
In questo modo il piano simbolico viene integrato con
quello percettivo-motorio, essenza della natura umana.
Esempio di koan: "Qual era il tuo volto prima
della nascita di tuo padre e di tua madre?".
I tentativi di rispondere fanno emergere gli abituali
modi condizionati di agire, parlare, pensare, cercare.
Ogni risposta "sbagliata" è un "lampo
sul nostro modo condizionato di funzionare" che
porta dal conoscere noi stessi all'essere noi stessi.
|
|
|
|
|
|
|
|
- Shunryu Suzuki Roshi, "Mente zen, mente di
principiante", Astrolabio
- Kosho Uchiyama Roshi, "La realtà dello
zazen", Astrolabio
- Engaku Taino, "L'illuminazione nella vita
quotidiana", Edizioni Mediterranee
- Charlotte Joko Beck, "Niente di speciale.
Vivere lo zen", Astrolabio
- AAVV, "Poesie zen", Newton &
Compton
|
|
|